Di Elena Cappai, da “La biblioteca di Elena”, https://www.facebook.com/Elenachelegge/
La lettura, una passione antica.
La condivisione, un piacere.
Nell’ altro mondo, sai, chiederò ad Allah di farmi essere una vera donna o un vero uomo. Non importa cosa, ma non metà e metà. Perché?, mi domandi. Perché senza amore e senza desiderio, a volte ci si sente soli.
Ukmina Manoori, “Le bambine non esistono”
Non inganni la citazione: questo non è un libro sull’identità di genere. È una storia vera, veicolata dalla penna di Stéphanie Lebrun. Una vera storia di sopravvivenza.
Cresciuta sui monti dell’ Afghanistan ai confini col Pakistan, Ukmina fin da bambina va in bicicletta, corre e gioca a pallone, sta coi coetanei maschi, essendo femmina. Perché è tollerato, in quanto serve alla sua famiglia un figlio maschio, un figlio che possa accompagnare la madre quando esce, che possa lavorare e muoversi da solo. È un’ usanza afghana molto diffusa, accettata dai Mullah, perché salva dal disonore le famiglie che non hanno figli maschi. Vengono chiamate bacha posh, “bambine vestite da maschio”, e sono tantissime.
Vi è un momento però, quello della pubertà, in cui una bacha posh deve rientrare nella sua identità femminile, vestire gli abiti tradizionali, abitare la casa, sottostare alla cura ed alla potestà maschile. Ukmina sceglie di non rispettare questo passaggio. Non è una scelta di lotta, ma di rinuncia. Rinuncia ad una parte di sé, quella femminile, pur di vivere servendo la sua fede e il suo paese. Combatterà la jihad, sarà in esilio sui monti, diventerà un eroe ed una rappresentante delle donne del suo popolo. Vestita da uomo, con la vita di un uomo e la dolcezza di una donna.
È un libro intenso e caldo, che attraversa le dolorose vicende storiche di quella terra. E che fa riflettere, sull’identità, sul sacrificio e sulla speranza.
