Di Elena Cappai, da “La biblioteca di Elena”, https://www.facebook.com/Elenachelegge/
La lettura, una passione antica.
La condivisione, un piacere.
Come i delinquenti, anche i pazzi vengono rinchiusi con lo scopo primo di allontanarli dal vivere civile e dalla sua macchina produttiva. Forse meno dannosi dei primi, risultano comunque scomodi per l’ottimizzazione del sistema. Al contrario dei delinquenti, però, e quindi contro lo scopo ultimo della reclusione, i pazzi non possono essere recuperati al funzionamento della società: per i pazzi non è previsto un ritorno, ma viene avviato un processo di elisione delle loro facoltà mentali, automatizzando pratiche minime e psichiatrizzanti, stampando sulle loro facce un indelebile sorriso ebete.
Mauro Covacich, “Storia di pazzi e di normali”
Un po’ racconto e un po’ saggio, questo libro accompagna, attraverso storie di uomini e donne che convivono con la malattia mentale, a riflettere sulle dinamiche di definizione e di esclusione, di paura e di psichiatrizzazione che abitano il sentire comune. Come in altre situazioni, la normalità statistica diviene modello e le variazioni del pensiero e della sfera emotiva anomalie troppo evidenti per non essere disturbanti. Spaventose talvolta, più spesso spaventanti.
La sofferenza psichica in generale è così: trova il modo di non restare nascosta e attira giudizi, tagliole, etichette e segregazione. Gli interventi dei sanitari e del personale educativo tratteggiati nel libro restituiscono una professionalità presente e coinvolta, dove lo stare insieme consente di entrare in contatto con lo spazio residuo di interazione in linguaggi interscambiabili, sempre riconoscendo la dignità e l’autodeterminazione della persona.
Sullo sfondo, una lettura delle scelte politiche e sociali tra segregazione e isolamento, paura e voglia di guardare altrove.
