Recensioni: Emma Donoghue, “L’influenza delle stelle”

Di Elena Cappai, da “La biblioteca di Elena”, https://www.facebook.com/Elenachelegge/

La lettura, una passione antica.
La condivisione, un piacere.

Dublino, 1918.

Una pandemia influenzale colpisce la popolazione, già provata, impoverita e martoriata dalla guerra. E mieterà più vittime del conflitto.

Julia Power divide una piccola casa con suo fratello, che, da reduce del fronte, cura le ferite della sua anima restando in silenzio. Ogni mattina, l’infermiera Power inforca la sua bicicletta, percorre la strada che la porta ad un tram affollato e pieno di terrore infetto e si reca al reparto Maternità-febbre dell’ ospedale, dove accompagna alla vita (o alla morte) donne gravide con la sfortuna di ammalarsi di quella terribile grippe. Loro ed i piccoli nascituri.

In quel minuscolo reparto – quattro letti appena, pochi strumenti e cure di fortuna – si incrociano destini e nascono prospettive. La donna benestante, cui la malattia non risparmierà il lutto. La sventurata ragazza madre, sola e smunta e quella – giovanissima – che sola non è, ma del marito porta i lividi sulla pelle. L’aiutante improvvisata e volenterosa, lieta soprattutto di non essere nella casa di suore che obtorto collo la ospita, a ripagare un debito senza fine. La suora arcigna e giudicante, voce di quel cattolicesimo marmoreo di una certa Irlanda. La dottoressa Lynn, unico personaggio realmente esistito di questa storia vera romanzata, che esercita la libertà di pensiero: donna, medico e combattente. Una sorte complessa.

Il libro, che narra uno spaccato di malattia realmente verificatosi, è stato terminato dall’ autrice nel marzo 2020. Pochi giorni dopo, il Covid avrebbe scritto la sua pagina di storia.

Quella storia che, di tanto in tanto, si ripete in modo così evidente.

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